Archivi del mese: settembre 2011

Se questo è un funerale, ho sbagliato abito.

Nel giorno in cui il comitato anti porcellum deposita in Cassazione 1.210.000 ( ebbene sì, unmilioneduecentodiecimila) firme per abrogare l’attuale legge elettorale, il Popolo della Libertà lombardo si è dato appuntamento all’Ata Hotel di Pero per la prima Assemblea Regionale degli Eletti.

Un appuntamento atteso da oltre tre anni.
Un momento di riflessione richiesto da molti e accolto da molti di più.
Un pomeriggio di lavoro che pone al centro un unico ambizioso obiettivo: far ripartire il grande motore del partito.

Immagino già i primi commenti di chi legge.
Mi sembra quasi di sentire l’ilarità con cui alcuni potrebbero interpretare queste parole.
Alcuni detrattori, quelli schierati, sicuramente, ma anche tanti che detrattori non sono o, almeno, non dovrebbero esserlo.
Amici che per anni hanno avuto non tutto ma sicuramente tanto dal partito.
Amici che per anni hanno avuto l’opportunità di essere candidati ed eletti attraverso il simbolo di questo partito.
Amici che, grazie a questo simbolo, hanno avuto importanti ruoli nelle amministrazioni comunali, provinciali, e anche più su, regionali e di Governo.
Amici che, però, oggi, nel momento più difficile per il nostro paese e per il nostro movimento, si nascondono dietro al demoralizzante “non c’è più niente da fare” o al “è troppo tardi per porre rimedio”.
Amici che, oggi, non sono più tali.
Sono proprio questi i detrattori interni, coloro che, ignobilmente, non si sentono in dovere di restituire qualcosa a quel partito che tanto ha dato loro.
Sono proprio questi i soggetti che, anziché darsi un obiettivo e perseguirlo, si siedono su comodi scranni e criticano o ancor peggio scherniscono quelli che al contrario cercano di trovare soluzioni.
Sono proprio questi quelli che fanno male al partito.
Sono questi quelli che, con il loro pessimismo e lassismo, fanno male in generale.
Sono quelli che, come giustamente diceva qualche giorno fa il segretario nazionale Angelino Alfano, devono farsi da parte. Non mettendosi a bordo campo, aggiungo io, ma uscendo proprio dallo stadio.
E questa è solo una delle condizioni necessarie per il rilancio. Necessarie ma non sufficienti, perché serve molto, moltissimo altro da coloro che, invece, nella rinascita ci credono.

La rinascita, appunto.
Fa strano ammettere che uno dei partiti più giovani del panorama nazionale italiano abbia bisogno di parlare di un rinnovamento.
Il PdL all’anagrafe ha solo due anni. Politicamente tre, essendo il partito con cui Berlusconi ha vinto le elezioni nel 2008.
Ma al registro dei nuovi nati il Popolo della Libertà risulta per la prima volta il 29 marzo del 2009.
Due anni, appunto.
Due anni in cui ne sono successe di tutti i colori.
Dalla fuoriuscita di uno dei due soci fondatori (manco lo cito…), al cambio al vertice, dal triumvirato Bondi-Larussa-Verdini al segretariato unico targato Alfano; dalle vittorie alle elezioni regionali 2010 fino ad arrivare al buco nero delle amministrative del 2011, con i casi di Milano e Napoli in prima fila.
Due anni di scandali, di intercettazioni, di processi in tribunale ma anche di gogne mediatiche.
Due anni in cui il Popolo della Libertà, con i suoi eletti e i suoi elettori, si è sentito un pochino meno forte e anche meno orgoglioso rispetto al passato.

Due anni di muro del pianto che, oggi, però deve cessare di esistere.
Perché ce lo chiede il nostro elettorato e perché ce lo chiedono tutti quelli che ci credono.
E che forse ci credono più di prima.
Perché è vero, c’è ancora tanta gente che ha speranza. E io sono tra questi

Chiamateci idealisti.
Chiamateci eterni ottimisti.
Chiamateci Don Chisciotte.

Ma io faccio parte di quella generazione che non ha diritto al posto fisso, al reddito garantito.
Faccio parte di quella generazione che paga i contributi all’Inps anche se non é certa che a tempo debito la parola “pensioni” sarà nemmeno sul dizionario.
Faccio parte di quella generazione che per la prima volta nella storia del nostro Paese è più e meglio formata rispetto alla generazione precedente, ma che ha meno possibilità di trovar lavoro rispetto ai propri genitori.
Faccio parte di quella generazione che viene definita di “bamboccioni“, ma che sforna i migliori “cervelli in fuga”.
Di quella generazione che nonostante tutto è abituata a combattere e a dimostrare il proprio valore.
Figuriamoci se ci fermiamo di fronte a un “tanto ormai é tardi”.
La mia generazione agli ex amici detrattori risponde che “se è tardi, allora dobbiamo correre, correre più veloce e più convintamente di prima”.
Ed è esattamente quello che faremo.

Qui, oggi, non si celebra un funerale.
Se non quello del nostro legame con i pessimisti.

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Pari opportunità fa rima con pari dignità

Questa mattina ho avuto l’onore di partecipare alla conferenza stampa per la presentazione dei Giochi Interregionali di Tennis organizzati dal Circolo Tennis Monza e da Special Olympics Lombardia. Un evento che si svolgerà a Monza dal 7 al 9 di ottobre e che permetterà agli atleti “speciali” di mostrare come la disabilità intellettiva non debba essere considerata un ostacolo per raggiungere gli obiettivi più difficili, anche in ambito sportivo, ma che al contrario, l’unico vero ostacolo sia la mancanza di volontà.

Ecco il testo del mio intervento, che vuole sottolineare il ruolo impagabile dell’associazionismo quale vero motore trainante per garantire il pieno sviluppo di politiche di pari opportunità.

“La dedizione, l’impegno, la passione che hanno portato il Tennis Club di Monza ad organizzare la I edizione dei giochi Regionali di Tennis Special Olympcs della Lombardia, è motivo di orgoglio per il nostro territorio” -afferma Martina Sassoli- Assessore alle Politiche Giovanili e alle Pari Opportunità del Comune di Monza.
“Un impegno nel quale abbiamo creduto sin dal principio con il progetto “ Il Tennis per un Sorriso” e che abbiamo voluto sostenere nel tempo perché esempio di come l’associazionismo locale sia sempre foriero di iniziative di inestimabile valore sociale, ancor prima che sportivo.
I benefici derivanti dallo sforzo atletico, infatti, insieme ad una complessiva gratificazione personale, determinata dai momenti di integrazione e socializzazione che lo sport offre, rappresentano gli obiettivi che il Tennis Club Monza si pone e che come Amministrazione vogliamo supportare.”

La rilevanza che si è data al tempo libero come aspetto importante nell’educazione ed integrazione delle persone disabili risale a tempi recenti. Fino a qualche anno fa, infatti, la quasi totalità degli studi e dei programmi educativi attribuivano una netta priorità ad altre problematiche, come la riabilitazione e l’inserimento scolastico e lavorativo, considerate più pressanti e ritenute garanti di un soddisfacente livello di benessere. Questa impostazione ha limitato l’integrazione delle persone disabili escludendo da altri ambiti comunque rilevanti quali lo svago e lo sport. Da ciò deriva la necessità di iniziare a collocare il tempo libero al centro di qualsiasi progetto di formazione ed integrazione delle persone con disabilità.

L’Assessore Martina Sassoli conclude affermando che “l’attenzione di questo Assessorato verso l’universo delle pari opportunità è costante ed è stato sottolineato anche in occasione dell’inaugurazione della quarta edizione di Ottobre in Rosa 2011. Il nostro obiettivo, così come dimostrato dall’ampio calendario di iniziative rivolte non solo alle donne ma anche alle fasce più deboli della popolazione quali i disabili, gli stranieri e i carcerati presenti sul nostro territorio, è quello di promuovere una cultura di “pari dignità”, in termini di possibilità e accessibilità per tutti, nel rispetto delle specificità e specialità di ciascuno.

 

Più info su Special Olympics Tennis Monza


28 Settembre 2011

Oggi inizia questa nuova avventura.

Da tempo ci pensavo, ma solo oggi ho deciso che era arrivato il momento giusto.

O meglio, un amico mi ha facilitato la scelta.

Quindi inizio questo nuovo percorso da blogger dicendo grazie.

Grazie a tutti coloro che mi hanno spinto a fare questo passo, forse con la taciuta speranza che, se mi fossi dedicata a un blog, avrei avuto meno tempo per tempestarli di mail di discussione, e quindi avrei “spalmato” la mia voglia di confronto su un target più ampio… quale quello della rete.

Grazie anticipatamente anche a coloro che nel futuro vorranno seguirmi, leggere i miei pensieri e, magari, rispondermi offrendomi sempre nuovi spunti di riflessione.

Grazie anticipatamente a tutti coloro che, con rispetto e serenità, sapranno aprirmi a nuovi punti di vista e, perchè no, sapranno indurmi a cambiare idea su qualcosa.

Come dicevo, oggi è un giorno nuovo.

E come ogni cosa nuova, ha bisogno del tempo per crescere e migliorarsi.

Spero che questo blog faccia lo stesso.

E con lui possa crescere e migliorare anche io.


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