Se questo è un funerale, ho sbagliato abito.

Nel giorno in cui il comitato anti porcellum deposita in Cassazione 1.210.000 ( ebbene sì, unmilioneduecentodiecimila) firme per abrogare l’attuale legge elettorale, il Popolo della Libertà lombardo si è dato appuntamento all’Ata Hotel di Pero per la prima Assemblea Regionale degli Eletti.

Un appuntamento atteso da oltre tre anni.
Un momento di riflessione richiesto da molti e accolto da molti di più.
Un pomeriggio di lavoro che pone al centro un unico ambizioso obiettivo: far ripartire il grande motore del partito.

Immagino già i primi commenti di chi legge.
Mi sembra quasi di sentire l’ilarità con cui alcuni potrebbero interpretare queste parole.
Alcuni detrattori, quelli schierati, sicuramente, ma anche tanti che detrattori non sono o, almeno, non dovrebbero esserlo.
Amici che per anni hanno avuto non tutto ma sicuramente tanto dal partito.
Amici che per anni hanno avuto l’opportunità di essere candidati ed eletti attraverso il simbolo di questo partito.
Amici che, grazie a questo simbolo, hanno avuto importanti ruoli nelle amministrazioni comunali, provinciali, e anche più su, regionali e di Governo.
Amici che, però, oggi, nel momento più difficile per il nostro paese e per il nostro movimento, si nascondono dietro al demoralizzante “non c’è più niente da fare” o al “è troppo tardi per porre rimedio”.
Amici che, oggi, non sono più tali.
Sono proprio questi i detrattori interni, coloro che, ignobilmente, non si sentono in dovere di restituire qualcosa a quel partito che tanto ha dato loro.
Sono proprio questi i soggetti che, anziché darsi un obiettivo e perseguirlo, si siedono su comodi scranni e criticano o ancor peggio scherniscono quelli che al contrario cercano di trovare soluzioni.
Sono proprio questi quelli che fanno male al partito.
Sono questi quelli che, con il loro pessimismo e lassismo, fanno male in generale.
Sono quelli che, come giustamente diceva qualche giorno fa il segretario nazionale Angelino Alfano, devono farsi da parte. Non mettendosi a bordo campo, aggiungo io, ma uscendo proprio dallo stadio.
E questa è solo una delle condizioni necessarie per il rilancio. Necessarie ma non sufficienti, perché serve molto, moltissimo altro da coloro che, invece, nella rinascita ci credono.

La rinascita, appunto.
Fa strano ammettere che uno dei partiti più giovani del panorama nazionale italiano abbia bisogno di parlare di un rinnovamento.
Il PdL all’anagrafe ha solo due anni. Politicamente tre, essendo il partito con cui Berlusconi ha vinto le elezioni nel 2008.
Ma al registro dei nuovi nati il Popolo della Libertà risulta per la prima volta il 29 marzo del 2009.
Due anni, appunto.
Due anni in cui ne sono successe di tutti i colori.
Dalla fuoriuscita di uno dei due soci fondatori (manco lo cito…), al cambio al vertice, dal triumvirato Bondi-Larussa-Verdini al segretariato unico targato Alfano; dalle vittorie alle elezioni regionali 2010 fino ad arrivare al buco nero delle amministrative del 2011, con i casi di Milano e Napoli in prima fila.
Due anni di scandali, di intercettazioni, di processi in tribunale ma anche di gogne mediatiche.
Due anni in cui il Popolo della Libertà, con i suoi eletti e i suoi elettori, si è sentito un pochino meno forte e anche meno orgoglioso rispetto al passato.

Due anni di muro del pianto che, oggi, però deve cessare di esistere.
Perché ce lo chiede il nostro elettorato e perché ce lo chiedono tutti quelli che ci credono.
E che forse ci credono più di prima.
Perché è vero, c’è ancora tanta gente che ha speranza. E io sono tra questi

Chiamateci idealisti.
Chiamateci eterni ottimisti.
Chiamateci Don Chisciotte.

Ma io faccio parte di quella generazione che non ha diritto al posto fisso, al reddito garantito.
Faccio parte di quella generazione che paga i contributi all’Inps anche se non é certa che a tempo debito la parola “pensioni” sarà nemmeno sul dizionario.
Faccio parte di quella generazione che per la prima volta nella storia del nostro Paese è più e meglio formata rispetto alla generazione precedente, ma che ha meno possibilità di trovar lavoro rispetto ai propri genitori.
Faccio parte di quella generazione che viene definita di “bamboccioni“, ma che sforna i migliori “cervelli in fuga”.
Di quella generazione che nonostante tutto è abituata a combattere e a dimostrare il proprio valore.
Figuriamoci se ci fermiamo di fronte a un “tanto ormai é tardi”.
La mia generazione agli ex amici detrattori risponde che “se è tardi, allora dobbiamo correre, correre più veloce e più convintamente di prima”.
Ed è esattamente quello che faremo.

Qui, oggi, non si celebra un funerale.
Se non quello del nostro legame con i pessimisti.


One response to “Se questo è un funerale, ho sbagliato abito.

  • Ettore Brambilla

    Condivido in pieno!!

    Oggi per ricreare entusiasmo e amore attorno alla politica ci vogliono idee semplici ma efficaci e soprattutto voglia di fare e di creare qualcosa!

    L’arte del lamentarsi, alcuni esponenti del pdL, l’hanno imparata dalla sinistra e di certo i risultati che questo modo di fare politica ha avuto sono palesi…

    Le faccio i complimenti per la voglia di fare dimostrata con le sue parole e soprattutto con il suo lavoro. Adesso peró noi cittadini vogliamo di più da una forza giovane e con idee brillanti, solo questo ci potrebbe riportare l’entusiasmo che desideriamo tornare a sentire!!!

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: