Il Nobel della discordia

“Il Nobel per la pace potrebbe essere considerato discriminatorio”.

Ci mancava solo questa.

Stamattina quando ho letto questa frase su un noto quotidiano italiano, pensavo di aver letto male.

Quindi l’ho riletto.

Ma, ancora perplessa, mi sono ripromessa di rimandare a un approfondimento pomeridiano dopo i vari impegni della giornata, perchè convinta di non aver bene inteso, anzi, di aver frainteso quanto scritto.

Una volta tornata a casa, con calma e armata di pazienza, mi sono dedicata all’analisi logica e grammaticale dell’articolo in questione, sperando così di poter afferrare il perchè un Nobel dovesse essere considerato discriminatorio.

Ma soprattutto perchè dovesse venire in mente a qualcuno di pensarlo. E di scriverlo.

Le motivazioni, sostanzialmente, si rifanno al fatto che, per la prima volta, un Nobel sia stato concesso a tre donne simultaneamente.  Tutte e tre impegnate sul fronte della battaglia per i diritti civili del proprio paese.

Ebbene, la domanda di base è perchè a tre donne e non per esempio a un uomo e due donne. O a due uomini e una donna?

E a questo punto mi sorge automaticamente il dubbio: e se fosse stato dato a tre uomini, allora? Ci sarebbe stato lo stesso scrupolo di discriminazione? Non mi pare, visto che è successo in svariate occasioni che un Nobel per la Scienza venisse consegnato a un’équipe costituita da soli maschietti.

Come si fa, di fronte a un premio che riconosce (RICONOSCE!!!) il merito, l’impegno, il coraggio e la dedizione di Ellen Johnson Sirleaf, Leymah Gbowee e di Tawakkul Karman, tre donne che si sono battute per la libertà e la democrazia del proprio paese di origine (Liberia e Yemen), a sollevare il dubbio che questo derivi da una scelta di genere, anzi per dirla meglio e per essere politically uncorrect, di sesso?

Ho veramente i brividi solo a pensare che qualcuno possa davvero sostenere che questo Nobel segua la scia dell’ormai diffuso quanto ipocrita meccanismo dell’esaltazione della donna solo in quanto tale.

E, sinceramente, anche se questo importante (obsoleto, direbbe qualcuno) riconoscimento avesse voluto rispondere a una sempre più insistente battaglia per la parità uomo-donna, non ci troverei assolutamente nulla di male: alla fine, queste tre meravigliose donne rappresentano il vero cambiamento. Rappresentano il merito. Rappresentano il coraggio. Rappresentano tutte coloro che, nel loro piccolo e nella quotidianità, apportano silenziosamente il proprio contributo per migliorare la società.

Rappresentano, infine, tutte quelle donne che, in passato, il Nobel se lo meritavano ma che per motivi di vera discriminazione sessista, non l’hanno mai ricevuto.

Piantiamola, dunque, di vedere il marcio dove proprio non c’è.

Piantiamola con la strategia dell’insinuazione e del dubbio.

Piantiamola di porre sempre e comunque la battaglia dei sessi al centro di ogni questione.

La vera battaglia è un’altra.

E queste tre persone ce l’hanno dimostrato. Anche se sono solo donne.


Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: