Se questi sono i giovani

Leggo con indignazione quello che sta accadendo in queste ore a Roma.
E non posso trattenermi dal dire che provo un profondo senso di ribrezzo per le immagini che questi “indignados” ci stanno regalando.
Indignados. Appunto. Ma chiamiamoli con il loro nome, piantiamola di creare neologismi ad hoc per dare a questi soggetti un che di appeal mediatico.
Questi sono criminali. Solo dei criminali. Non anarchici, non comunisti, non black block, ma semplicemente criminali. E qualsiasi altro termine è fuori luogo.

Quelli che incendiano le auto, quelli che lanciano le bombe carta contro i ministeri, quelli che mettono a ferro e fuoco una città e aggrediscono chiunque si trovi, per sfiga, sul loro cammino, non possono essere chiamati in modo diverso.
Non ne hanno dignità.
E noi, tutti, non abbiamo bisogno di nasconderci dietro un dito o dietro una parolina dal suono spagnoleggiante e quindi quasi simpatico.
Fino a che continueremo, anzi, continueranno a trovare mille scusanti per tentare di giustificare questi atti di incivilità, di violenza, di criminalità organizzata (perché si, questi sono pure organizzati), l’Italia intera sarà costretta a essere sotto scacco di questi imbecilli.
Imbecilli che non vanno confusi con i giovani che fanno fatica a trovare lavoro, fanno fatica ad accendere un mutuo, a formarsi una famiglia e anche un futuro.
Imbecilli che non sono rappresentativi di quell’Italia giovane sconfortata ma non per questo priva di determinazione.
Imbecilli che non sono, e non lo saranno mai, i portabandiera della mia, della nostra generazione, ma eventualmente solo il braccio armato di quella piccola, piccolissima minoranza di giovani criminali.

Ora è arrivato il momento di dire basta.
Alla condanna pubblica che spero arriverà da parte di tutte le forze politiche, questa volta devono seguire almeno due cose: che questi vengano riconosciuti come criminali e trattati penalmente come tali.
Ma anche e soprattutto che le forze di opposizione, oggi più che mai, smettano di giocare sulla pelle di noi giovani, evitando di gettare continuamente benzina sul fuoco dell’insoddisfazione generazionale e minacciando di dare vita a una guerra sociale.
Perché purtroppo, quando la guerra sociale viene considerata dagli imbecilli di cui sopra come un obiettivo strategico, non solo non si raggiunge comunque niente, ma soprattutto si distrugge una cosa più importante: la nostra dignità di giovani, ma anche e soprattutto, quella dell’Italia.

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