La vera casta oggi si palesa all’ospedale. Ma non solo.

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Il povero fantasma del Ministro Brunetta (fantasma perché non più Ministro) starà di certo aleggiando per i corridoi di Palazzo Vidoni con una certa irrequietezza. O più probabilmente, con la tipica verve del professore veneziano, sbraiatando e brandendo i fogli come se fossero armi nucleari contro il suo nemico di sempre: l’insidioso “fannullonismo”.

Già me lo immagino, con l’indice nervosetto puntato contro chi, negli ultimi due anni e poco più di mandato, lo ha schernito o, peggio, ha cercato di intimidirlo, consigliandogli di desistere dall’affrontare la guerra più dura: quella all’assenteismo.

Oggi, se proprio ce ne fosse ancora bisogno, l’ennesima prova che quel Brunetta tanto canzonato, tanto deriso dalla sinistrosa satira italiana, nonostante la bassezza, aveva visto più lontano degli altri colleghi spilungoni.

E, oggi, ancora una volta mi viene da pensare che la sua fosse la vera madre di tutte le battaglie, la vera rivoluzione liberale. Perché i dipendenti pubblici fannulloni, ritardatari, assenteisti, insomma i dipendenti pubblici “tossici”, tossici perché inquinanti dell’ambiente di lavoro e tossici anche per coloro che invece il proprio mestiere lo fanno e anche molto bene, devono essere contrastati e in un certo senso “multati”, sia in termini di salario che di eventuale allontanamento (visto che purtroppo, quella parola che inizia per “L” e finisce per “icenziamento” è vitatissima nella Pubblica Amministrazione).

Si parla tanto di casta politica, demonizzandola fino all’eccesso.

Ma quale casta è più casta di quella che consente a un proprio membro di utilizzare le ore di lavoro per infilare braccialetti e collanine di perline e ammennicoli vari?( scena alla quale ho assistito personalmente in uno dei tanti palazzi romani, senza che la dipendente in questione provasse il minimo imbarazzo o tentasse, beccata in piena flagranza da una comune cittadina come me, di nascondere “la prova del reato”, chessò, magari dietro lo schermo (spento) del computer).

Quale casta è più casta di quella che permette a un proprio “iscritto” di farsi timbrare il cartellino da un collega per essere così libero di fare un qualsiasi lavoretto in nero dall’altra parte della città?

Quale casta è più casta di quella che oggi, e ribadisco oggi, ci viene raccontata dalle cronache nazionali attraverso la stupefacente storia di quella dipendente pubblica dell’Ospedale Sant’Orsola Malpighi di Bologna che in nove anni ha lavorato sei ( E DICO SEI) giorni in totale?

Sei giorni.

L’equivalente di una settimana lavorativa più uno.

Un totale di 36 ore. In nove anni.

Ci stupiamo di come sia possibile, eppure è tutto accertato, essendo in atto una causa per truffa aggravata ai danni dello Stato.

Una truffa degna della migliore (o peggiore) mente criminale che è riuscita a “inventarsi” ben due gravidanze (e tutta la relativa documentazione) che le hanno concesso il diritto ad assentarsi per maternità.

Test finti, certificati di maternità finti, attestati rilasciati dai consultori familiari finti. Come finti, in effetti, i due certificati di nascita dei bambini che, secondo le dichiarazioni della signora, avrebbero visto la luce nel 2004 e nel 2009, ma che allo stato attuale non risultano mai nati.

Una bufala, anzi doppia bufala. Aggiungiamo pure un babbà, e la napoletanata è servita (mi scuseranno i tanti amici partenopei…).

Una domanda però mi sorge spontanea. Possibile che la scaltra dipendente sia riuscita a fare tutto da sola?

Difficilmente riesco a immaginarmi una versione femminile e odierna di Frank Abagnale ( il celebre truffatore interpretato da Di Caprio nel mitico “Catch me if you can”), intenta a utilizzare il forno di casa o la vasca da bagno per “costruirsi” dei documenti falsi.

Più facile, invece, pensare che qualcuno l’abbia assecondata, o, per così dire, aiutata. Che ci sia la buona fede o no, resta il fatto che sia altamente improbabile che nessuno si sia mai accorto di nulla, mai una mezza domanda, mai un mezzo pettegolezzo magari proprio durante la pausa caffè tanto amata negli uffici pubblici.

Mai niente di niente. Fino a che non è intervenuta la Dea Bendata della Giustizia che ogni tanto, ma mica sempre, si palesa.

E allora, ancora una volta, che razza di casta è più casta di quella fatta di omertà e silenzi?

O peggio ancora, fatta di sussurri, di “sentito dire” o “si dice che”, che però di fronte alle schifezze tace?

Povero Brunetta. Lui sì che aveva capito, e come un Don Chisciotte si batteva contro i mulini a vento.

Ma ancor peggio di lui sta il suo fantasmino.

Per sempre recluso nel palazzaccio culla del nullafacentismo a urlare con grande frustrazione “Io ve l’avevo detto!”


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