Il comunismo non c’é più. Però lo spettro della patrimoniale gli sopravvive

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Un no deciso alla patrimoniale

Pubblico, a uso e consumo degli appassionati di tasse e balzelli, ma anche di coloro che comunque nei prossimi mesi saranno (volente o nolente) interessati dalle misure anti-crisi del governo Monti, una veloce carrellata (tratta da il Mattinale di oggi) che spiega per quale motivo il PdL non potrà mai appoggiare un decreto contenete la tassa più iniqua fra le inique, ossia la patrimoniale.
Già il nome mi rievoca cose dal gusto antico e anche un po’ stantie.
Una sorta di madeleine scaduta che anziché portarmi alla proustiana “recherche du temps perdu”, mi fa dire “ce la siamo scampata bella già allora, vediamo di non ricascarci”.

Philip Kotler, guru del marketing e della comunicazione, diceva che “il mass marketing é morto. Ma la puzza di cadavere ci perseguiterà ancora a lungo“. Mai metafora fu più geniale perché perfettamente replicabile per spiegare come certe idee ( anche, anzi soprattutto quelle malsane) nostro malgrado sopravvivano nonostante l’evoluzione dei tempi e dei contesti storici.
Allo stesso modo succede in politica.
Nonostante, infatti, il buon Fausto Bertinotti non si veda più in giro da qualche tempo, da qualche parte dell’emiciclo politico continua a risuonare incessantemente la richiesta di introduzione della tassa sui patrimoni come unica arma letale per sconfiggere il mostro della recessione.
Oltre al “Masiampassi?” Crozza-bersaniano che mi esce dal cuore, il vero commento a questa proposta é contenuto nella sottostante lista dei no che, spero in modo chiaro e immediato, farà capire a molti il perché la patrimoniale non é la risposta ai problemi dell’Italia.
E se é vero che questo Governo é stato formato per rispondere alla crisi, allora é anche vero che questo dovrà attenersi al “vincolo di mandato” conferitogli dal Parlamento in rappresentanza del Paese.
L’alternativa, in questo caso non esiste.

Tutti i perché del no alla patrimoniale.

Alla vigilia della manovra da 20 miliardi che Monti si appresta a presentare, questo è un tema cruciale, che vale la pena approfondire

• Prima di tutto colpisce beni già tassati. Si tratta quindi di tassare due volte, cosa in teoria vietata dalla Costituzione.

Deprime le crescita e non ha effetti strutturali, generando una riduzione solo temporanea del debito pubblico.

• Come ha sottolineato Berlusconi, deprime il valore dei beni immobili.

• Genera effetti negativi sulla quotazione dei titoli e sui tassi di interesse.

Blocca gli investimenti e i consumi riducendo la liquidità disponibile e alimentando la fuga di capitali all’estero.

• Negli ultimi decenni si è ricorsi troppo spesso a misure una tantum che non hanno avuto alcun effetto positivo sul rapporto tra debito e pil. La patrimoniale sarebbe una di queste.

• Sarebbe un provvedimento anti-crescita perché diffonderebbe la falsa impressione che le riforme non sono poi tanto urgenti.

• E’ assurdo che si proponga un’imposta sul patrimonio intesa come imposta sui ricchi, perché in realtà, a causa dell’attuale carenza di sistemi di accertamento, il reddito dei ricchi derivante dai patrimoni è in larga parte sconosciuto.

• Un ulteriore prelievo sul risparmio scalfirebbe ancora di più il patto sociale tra cittadino risparmiatore e istituzioni, aumentando evasione ed elusione fiscale.

• La patrimoniale colpisce chi ha risparmiato e salva chi ha scialacquato: tra due famiglie con lo stesso reddito percepito per 30 anni quella che ha acquistato auto, gioielli e beni di ogni genere, spendendo tutto quello che guadagnava ora si troverà esentata da questo balzello, mentre quella che ha invece accumulato per acquistare degli immobili ora viene colpita dalla tassa, come se fosse una specie di punizione a chi ha osato risparmiare invece di consumare.

Non è un caso se né la Commissione europea, né la Bce né il Fondo monetario, nei loro diversi interventi non hanno mai chiesto all’Italia l’introduzione di un’imposta patrimoniale.

Il neogovernatore di Bankitalia Visco ha detto che la patrimoniale “ha un significato più politico che di gettito. In Francia infatti il gettito si è addirittura ridotto. E’ dunque una misura che non risolve i problemi di bilancio”. E Luigi Einaudi scrisse: “Nei Paesi dove le imposte sono davvero democratiche non si parla mai di imposte straordinarie patrimoniali”.


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