La rivincita della qualità sulla quantità.

Pubblico il mio editoriale “al femminile” pubblicato sul numero di dicembre di Monzaclub

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Austerità, equità e sobrietà. No, non sono queste le tre “preferite” del neo Presidente del Consiglio, Mario Monti. O meglio, non solo queste. Il dubbio sarebbe sacrosanto, vista la ripetitività con cui evoca questi tre principi, nemmeno fosse un mantra personale per scongiurare l’eventuale fallibilità del Governo più tecnico d’Europa da lui stesso presieduto.

In questo caso, parliamo delle sue “favorite” in carne e ossa, quelle che ha scelto come Ministri: Anna Maria Cancellieri, Paola Severino ed Elsa Fornero.

Tre superdonne dai superpoteri, considerata la delicatezza delle deleghe loro affidate ma anche e soprattutto in virtù del proprio background.

Chi sono dunque queste strawomen?

La prima, già prefetto di Brescia, Catania e Genova, dopo un’esperienza come commissario straordinario a Bologna e a Parma, si occuperà di Interni. Al nuovo guardasigilli, Paola Severino, esimia giurista nonché avvocato di tutto rispetto che vanta nel proprio portafoglio clienti personalità del calibro di Romano Prodi e Cesare Geronzi, spetterà l’arduo compito di portare a termine ( o ricominciare ex novo?) la riforma della giustizia.

Infine, a Elsa Fornero, docente universitaria a Torino, forte della propria esperienza come direttore del Cerp (Centre for Research on Pensions ), ossia uno degli istituti di ricerca più accreditati d’Europa sul fronte del Welfare, il fardello della riforma più temuta e attesa d’Italia: quella del sistema pensionistico.

Di tutte e tre tutto si può dire tranne che siano state scelte grazie alla dilagante filosofia delle quote rosa. O meglio, la campagna di sensibilizzazione agita su Monti da parte di associazioni e società civile avrà sicuramente influito sull’opportunità di circondarsi di volti femminili, ma ciò non toglie che le donne oggi Ministro siano un esempio lampante di qualità al femminile. Ho trovato alquanto discutibile, infatti, la posizione assunta da alcune esponenti del post-tardo-femminsimo, in base alla quale si rimarca la non sufficiente presenza numerica di donne all’interno dell’esecutivo (3 su un totale di 17). Al contrario, credo che la scelta di delegare loro incarichi tanto strategici per il futuro del nostro Paese, indichi la determinata volontà del presidente Monti di mettere “la persona giusta al posto giusto”, non in base a una selezione dei sessi quanto a capacità personali e professionali.

Una dimostrazione preventiva di quanto da lui stesso dichiarato nella prima conferenza stampa in cui si è impegnato a garantire una maggior apertura a donne (e giovani) in ambito lavorativo.

Ancora non ci è dato sapere, al di là delle buone intenzioni, cosa Monti con il suo tecnicissimo governo sarà in grado di fare per il bene attuale e futuro dell’Italia, ma un primo grande merito iniziale gli va già riconosciuto: quello di aver, finalmente, ribaltato la prospettiva della presenza delle donne nei luoghi decisionali dal mero valore numerico al più pregnante e lungimirante valore della qualità.


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