Giovani, competenti e determinati. La squadra vincente su cui il Pdl può e deve contare!

La giornata di oggi é stata indiscutibilmente la giornata del governo Monti, che ha visto l’esecutivo incassare il voto favorevole della maggioranza della Camera dei Deputati sulla manovra economica, nonostante le tante perplessità nutrite dagli stessi schieramenti politici.

Allo stesso tempo, però, oggi é stata una grande giornata per i giovani del PdL che hanno visto realizzarsi una prima grande vittoria: la presentazione e l’approvazione di un ordine del giorno in materia di patto di stabilità e liberalizzazioni per i servizi pubblici degli enti locali.

Una vittoria che, se da un lato potrebbe apparire come cosa di poco conto perché trattasi di un ordine del giorno, al contrario proprio per questo dovrebbe essere interpretata positivamente in senso prospettico.

Far sì che la spinta innovatrice per il paese intero parta proprio dalla squadra dei giovani amministratori eletti tra le fila del Popolo della libertà nei comuni d’Italia, consente di capire appieno quale sia il senso dell’impegno politico per la nostra generazione: contribuire FATTIVAMENTE al progresso del nostro paese.

Sperando che sia il primo grande risultato raggiunto da questa squadra, prima di pubblicare il contenuto dei due oggetti poi uniti in un unico testo, desidero ringraziare con tutto il cuore i giovani amministratori che hanno lavorato per realizzare queste importanti proposte e chi, in prima linea, si é fatta promotrice del documento: la coordinatrice nazionale di Giovane Italia, Onorevole Annagrazia Calabria.

A lei i miei personali e più sentiti ringraziamenti per aver portato in aula la voce dei giovani amministratori di tutta Italia!

 

 

Ordine del Giorno

presentato da

ANNAGRAZIA CALABRIA


La Camera,
premesso che:

le motivazioni che hanno spinto all’adozione del patto di stabilità e crescita sono da ricondurre alla volontà dei paesi membri dell’Unione Europea di proteggere la moneta unica da situazioni di instabilità.

il patto di stabilità e crescita è volto a garantire l’equilibrio delle finanze pubbliche attraverso l’obiettivo del saldo di bilancio prossimo al pareggio o positivo
in Italia, a partire dal 1999, lo stato ha coinvolto le regioni e gli enti locali in questo percorso potenzialmente virtuoso assegnando loro specifici obiettivi attraverso il patto di stabilità interno (Psi).

in un contesto socio economico come quello che stiamo attraversando, con la diminuzione dei trasferimenti da parte dello Stato e delle Regioni, oltre alla drastica riduzione delle entrate relative all’eliminazione dell’Ici sulla prima casa che hanno di fatto aggravato ulteriormente la situazione già critica in cui versano i Comuni italiani, il patto di stabilità interno rappresenta una vera e propria scure sulla possibilità di far fronte ai bisogni dei cittadini, soprattutto in materia di investimenti.

se da un lato il patto di stabilità deve essere uno strumento necessario per il contenimento della spesa pubblica, dall’atro si deve allo stesso tempo riconoscerne i limiti in termini di crescita e sviluppo.

già da molto tempo sono sorte richieste di modifiche al patto di stabilità, al fine di conciliare le esigenze di economicità e quelle di razionalizzazione della spesa pubblica, garantendo il mantenimento o incremento della qualità dei servizi e la progressiva eliminazione di sacche di inefficienza.

 

impegna il Governo

a promuovere politiche specifiche volte a porre in essere una vera differenziazione tra comuni virtuosi e comuni non virtuosi, attraverso l’introduzione dei costi standard per servizio, da agganciare a indici regionali o di macroarea, e il necessario abbandono della logica dei costi storici.

 

a introdurre quale parametro di virtuosità dell’azione amministrativa dell’ente l’indice di economicità dei servizi, atto a rilevare il progressivo miglioramento sul fronte della razionalizzazione della spesa, in termini di recupero di efficienza e mantenimento degli standard qualitativi dei servizi erogati.

 Ordine del Giorno

presentato da

ANNAGRAZIA CALABRIA


 

La Camera,
premesso che:

seppur siano trascorsi diversi anni dacché il governo nazionale sia chiamato a normare un effettivo processo di  liberalizzazione dei servizi pubblici locali, oggi, questo rappresenta ancora un obiettivo da raggiungere.

indipendentemente dagli sforzi fatti finora, qualsiasi tentativo di riforma è sempre stato ostacolato al fine di tutelare uno  status quo che, nella  stragrande maggioranza dei casi, non solo non garantisce la qualità dei servizi, ma soprattutto comporta un dispendio di risorse pubbliche che oggi potrebbero e dovrebbero essere meglio investite.

nel recente passato attraverso  il decreto Ronchi- Fitto ci fu un primo vero tentativo di concepire un’inversione di marcia sul fronte dei servizi pubblici, attuando le direttive comunitarie in materia di concorrenza che impongono per tutti i servizi di interesse economico generale l’affidamento attraverso procedura concorsuale e limitando ad alcuni servizi specifici e ben identificati la possibilità di affidamento diretto o la gestione in house.

lo stesso decreto aveva l’obiettivo di adeguare l’Italia agli obblighi comunitari, , ai quali però si é parzialmente opposto il popolo italiano  che, bocciando la normativa sull’acqua attraverso il referendum abrogativo dello scorso giugno, ha offerto una formidabile sponda alle spinte conservatrici, imponendo una battuta d’arresto al processo di liberalizzazione in genere e dando il via ad un’inversione di tendenza in senso statalista.

é fuor di dubbio che oggi il nostro Paese si trovi a dover affrontare con serietà la questione, concependo la gestione dei rifiuti, delle reti idriche ed energetiche  e i sistemi di trasporto locale in particolare, ma anche i servizi culturali e assistenziali secondo principi di trasparenza, efficienza, economicità e qualità  .

è indispensabile ribaltare la logica che fino ad oggi ha dominato lo scenario dei servizi, in base alla quale lo sviluppo di infrastrutture essenziali (come quelle dei trasporti o dei rifiuti) esclusivamente attraverso il ricorso a capitali pubblici

impegna il Governo

a studiare misure in grado di disincentivare la gestione diretta (in house) di servizi pubblici, incentivando l’ingresso di privati tramite gara: una tendenza che, oltre a mostrarsi in sintonia con i dettami europei, inciderebbe in modo significativo sul miglioramento di efficienza ed economicità, oltre a garantire un risparmio di risorse per l’ente pubblico.

 

all’introduzione dell’obbligo di dismissione da parte del Comune (o dei Comuni) delle quote di partecipazione delle società miste o pubbliche che presentano perdite di bilancio per più di due esercizi consecutivi.

 

all’introduzione dell’obbligatorietà della parametrazione dei costi dei servizi erogati dall’ente pubblico (o da società partecipate) ai costi standard misurati su corrispettivi servizi erogati da impresa privata.

 


Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: