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Monti non vuole lacrime. Quindi piangiamo di nascosto.

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Chi mi conosce personalmente, ma anche chi ha imparato a conoscermi attraverso questo blog o semplicemente leggendomi su Twitter o Facebook, sa quante perplessità ho espresso sulla manovra economica voluta dal presidente Monti.
Perplessità come vice coordinatore nazionale di Giovane Italia ed eletta del PdL, abituata da sempre ad avere gran rispetto per il partito che rappresento ma al contempo abituata a ragionare con la mia testa.
Perplessità come presidente dei giovani amministratori lombardi, che di fronte a un già massacrante patto di stabilità vede il ritorno dell’Ici sulla prima casa senza che i relativi introiti possano in qualche modo dare “aria”ai comuni, o senza comunque vedere un minimo accenno alla tanto richiesta differenziazione tra amministrazioni virtuose e spendaccione.
Perplessità come singola cittadina e prima di tutto come figlia, abituata a seguire l’esempio dei propri genitori che hanno fatto della famiglia e del lavoro due valori fondamentali della propria vita.
Come giovane libera professionista e anche come rappresentante dei giovani, di quei giovani che, ancora una volta, non alzano la voce, non incendiano le città, ma che studiano, lavorano, si rimboccano le maniche e che guardano al proprio futuro con una diffidenza che nessun ragazzo della nostra età dovrebbe avere.
Perplessità perché ci aspettavamo tante cose, insieme ai sacrifici dei quali comunque eravamo “quasi” consapevoli: interventi a favore del lavoro giovane, con un nuovo regime di sgravi fiscali per le aziende che assumono, per quelle che investono in ricerca o in nuove tecnologie, o possibilità di interventi sull’accesso a linee di credito per la nuova impresa o per l’autonomia abitativa, ad esempio.
Eppure niente di questo é stato pensato.
Ma la cosa più assurda e da cui deriva la mia più vera perplessità é nel vedere che questa riforma, rigorosa e doverosa, non abbia tenuto realmente conto di quanto davvero richiesto dai cittadini: la lotta agli sprechi.
Perché se é vero che questa é una manovra da 30 miliardi di euro, personalmente mi sarebbe piaciuto vedere una composizione diametralmente opposta, data cioè da 18 miliardi di tagli ai costi inutili e “solo” per 12 di nuovi ( o incrementati) balzelli.
In realtà, il conto che ci viene oggi presentato é grave non solo in virtù dei sacrifici richiesti a tutti gli italiani, ma perché ancora una volta, anziché cercare di rammendare il buco, lo si copre con una bella pezza nuova, dove la “pezza nuova” fa rima con Imu, rivalutazione degli estimi catastali, aumento dell’addizionale regionale IRPEF e, dulcis in fundo, blocco della indicizzazione delle pensioni.
Questi sacrifici che come al solito gli italiani, dopo aver criticato e dopo essersi stracciati le vesti, accetteranno, avrebbero dal mio punto di vista un sapore diverso se avessimo realmente assistito a una chiara volontà di abbattere sprechi, privilegi e caste.
Ma questo segnale é mancato.
Mi si obietterà che una manovra finanziaria poco avrebbe a che fare con una proposta di riduzione del numero dei parlamentari, ad esempio, che tra l’altro necessiterebbe di un intervento in materia costituzionale.
Ma, vista la sagacia con cui, pur senza toccare l’immacolata Costituzione, il governo Monti é riuscito di fatto a svuotare le Province, immagino che, se avessero voluto, sarebbero riusciti a inventarsi qualcosa.
Magari niente di straordinario, magari anche semplicemente una revisione dei tanti piccoli (ma onerosi) privilegi che comunque costano allo Stato e che fanno tanta gola ai nostri onorevoli.
Ma sarebbe bastato poco, davvero pochissimo.
O perché no, anche solo una semplice svolta sul tema delle pensioni d’oro o sulle baby pensioni.
O, ancora, un’accelerazione in tema di dismissione del patrimonio dello Stato o degli enti locali, o, ancor meglio, di liberalizzazioni delle municipalizzate.

Ma ancora una volta, niente da fare.
Il rapporto, anche per il governo più tecnico del mondo, deve essere sempre a favore della spesa storicizzata, e quindi in favore di clientelismi e sprechi, e mai a favore di una razionalizzazione delle uscite.
Il rapporto quindi, 18 di tasse e 12 di tagli, resta ancora una volta a discapito del cittadino.

Monti ci aveva chiesto di non parlare di di lacrime e sangue.
Eppure le lacrime la Fornero ce le ha messe lo stesso.
Ora ci dicono che é tempo di semina.
Speriamo solo che tra non molto non ci sia chi ci razzia il raccolto.

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E se fosse Associazione Nazionale Ciarlatani d’Italia?

Quella che oggi pomeriggio fa sfoggio di se’ a Brindisi è purtroppo la parte peggiore della politica italiana.

Nel momento in cui l’Italia, tutta, chiede una ventata di freschezza, volti giovani e nuovi, risposte concrete alla crisi e alla depressione ( e purtroppo non solo quella psicologica), qui, alla XXVIII Assemblea Nazionale dell’Anci– l’associazione nazionale dei comuni d’Italia- si risponde, anzi, qualcuno risponde con i peggiori atteggiamenti da Prima Repubblica.

Questi i fatti: convocati i delegati da tutta Italia, in rappresentanza degli oltre 8000 comuni, alle ore 14, si presumeva che verso le 15.30 si potesse procedere con l’elezione del nuovo presidente, in quota Partito Democratico.
Si presumeva, appunto. La realtà dei fatti è, purtroppo, quella che segue:

Ore 13: il PD è diviso su due candidature: Delrio, sindaco di Reggio Emilia, e Emiliano, sindaco di Bari.
Ore 13.30: si iniziano a capire le motivazioni delle divisioni interne ai democrat di casa nostra: Delrio è troppo nordico. Anche qui si teme l’effetto sbilanciamento a favore del Nord, o ancor peggio quello”secessionista” e nessuno vorrebbe scatenare l’ira di Napolitano…
Ore 14.30: la “questione nordista” non trova soluzione… Meglio rifletterci di fronte a un piatto di orecchiette alle cime di rapa ( d’altronde, siamo in Puglia…vuoi non approfittarne???)
Ore 15.30: davanti a uno sgroppino, a qualcuno balena l’idea geniale salvaPD: “cosa facciamo di solito quando non riusciamo a metterci d’accordo?” e la risposta è sempre quella: LE PRIMARIE!
Ore 16.00: ok, è deciso! Si fanno le primarie interne per decidere chi è il candidato da presentare alle votazioni bipartisan ( eh si, perché all’elezione partecipa anche il PdL, che, nel frattempo, sta buono buono in sala… O in spiaggia… O al ristorante, in attesa che il PD smetta di fare guerra interna).
Ore 16.05: sorge il primo problema: ” ok alle primarie. Ma come votiamo? Per via nominale, voto segreto, alzata di mano, su base regionale, possono votare tutti, votano solo i delegati,può votare anche mio figlio che non è eletto ma è un sostenitore del PD ed è, incidentalmente, qui con me con venti suoi amici…?”

Ore 17.00: il PD decide che si voterà su foglietti di colore arancione. A Milano con Pisapia l’arancione ha portato bene.
Ore 17.03: i foglietti arancioni non bastano… “vanno bene anche quelli rosa” suggerisce Nichi Vendola, appena giunto all’Assemblea.
In contemporanea, in sala il PdL inizia a dare segni di nervosismo… Lotte intestine del genere non si vedevano dai congressi PSI degli anni Ottanta… E i nostalgici PdL ci rimangono male perché si sentono esclusi dalle trattative di corrente.
Ore 18.00: il PD decide di rifare tutto. Ma prima di ricominciare, pausa caffè. Anzi pausa Mostaccioli ( dolce tipico locale… D’altronde, siamo pur sempre in Puglia… )
Ore 18.15: in sala assembleare il PdL inizia, giustamente, a lagnarsi… Anche noi vogliamo i mustaccioli!!!! Nel frattempo, i nostalgici ex PSI del PdL , già con biscottino alle mandorle in mano, si apprestano a votare il candidato PD…non hanno saputo resistere alla tentazione!
Ore 19.00: la platea Pidiellina in sala, disperata, urla all’unisono: ” basta! Dateci un candidato qualunque! A sto punto vi votiamo pure Renzi” (nel frattempo,il sindaco di Firenze si allontana. Forse sta chiamando Arcore per chiedere la benedizione…)

Ore 19.33… Cioè, ora. Stiamo ancora aspettando di essere illuminati dal PD sulle scelte emerse dalle primarie.
Teoricamente, secondo il programma a quest’ora avremmo dovuto essere già tutti con le gambe sotto al tavolo per la cena conviviale, dopo aver sentito la relazione del nuovo presidente, di Osvaldo Napoli, del presidente del Senato Schifani, del presidente della Puglia Vendola e del Ministro Fitto.
Ovvio che dopo tutti i biscottini, nessuno abbia più fame.
Ma ancor più ovvio è che se questo è il centrosinistra e questi i suoi statisti, dobbiamo solo sperare che passino sempre il proprio tempo a decidere ( o non decidere) sul futuro dell’Anci, piuttosto che sul futuro del Paese.

Ps. Mi dicono che c’è un aggiornamento dell’ultimo secondo: alle ore 19.48 si scopre che dietro a tutto sto casino c’è lo zampino di D’Alema. Sarebbe stato lui, secondo fonti anonime, ad aver fatto sparire i foglietti rosa!

Per dovere di cronaca, aggiungo che alle 20.17 viene DEMOCRATICAMENTE eletto Graziano Delrio, sindaco di Reggio Emilia, a presidente dell’Anci.
Una votazione per la quale sono servite ben cinque ore di gestazione.
Speriamo che adesso non si metta a cantare il Va Pensiero…


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